mercoledì 7 luglio 2010

La felicità..




La felicità..

pensieri bislacchi e disordinati di njara


credere..non credere..andare..non andare..sogni dubbi riflessioni di una mente troppo accaldata da pensieri che spesso si instaurano dentro menti a noi sconosciute..menti sottili menti voraci menti prevaricatrici..ma sempre di menti si tratta..e non si può combattere o dichiarare guerra a menti sconosciute..possiamo solo cambiare modificare sostituire i nostri pensieri..questo si che possiamo farlo..ma piano piano..senza fretta..con il tempo e con la gioia facile di voler cambiare il nostro modo di vivere se questo modo di vivere non ci piace e non ci fa felici..

ahh la felicità..sembra sempre un pezzo da museo tanto sembra lontana ed irraggiungibile..e pensare che sovente l'abbiamo a portata di mano solo che siamo cosi presi a volere a pretendere dagli altri ciò che pensiamo di non avere ma di meritare solo perchè esistiamo..solo perchè noi abbiamo dato loro ciò che si aspettavano da noi che ci dimentichiamo davvero e a volte per sempre di essere..FELICI.

felicità a tutti.

..njara


martedì 6 luglio 2010

Il piccolo granchio..



Il piccolo granchio

scritto pensato sognato da njara


...c'era una volta sotto la sabbia un piccolo granchio rosso arancione e blu...questo piccolo granchio cercava la sua compagna da sempre....ma povero piccolo granchietto non riusciva che a incontrare cozze e calamari...troppo alti e troppo grossi per com'era piccino lui.
....gira che ti gira scava che ti scava un giorno in riva all'oceano indiano conobbe un colibrì argentato...il piccolo colibri argentato cantava chiacchierino sopra un ramo di pesco azzurro rosso verde e un po' arancione..ed ecco che dietro quel canto un po' troppo allegro per le orecchie del piccolo granchio spunta al di la del bosco una piccola granchietta rossa verde blu e un po' arancione.
....la piccola granchietta arrancava a fatica....pesta e dolorante per le percosse subite dagli umani in tutti quegli anni che lei aveva trascorso sulle rive dell'oceano indiano a cercare il suo granchietto di sempre.
...il piccolo granchio la vide...."oh caspiterina com'è bella" pensò fra se...chissà se mai mi degnerà di uno sguardo....se mi vorrà...se accetterà il mio bene??!
....erano tutte frasi che il piccolo granchietto ignaro di ciò che sarebbe accaduto di li a poco produceva dentro la sua piccola scorza d'ottone.
...la piccola granchietta arrivò lemme lemme vicino al colibrì..."perchè canti cosi bene?!?" gli chiese un po' invidiosa e quanto mai audace.
...."perchè il mondo vuole che io canti cosi"...."e tu perchè sei cosi bella?!?"
"io bella??! ma che dici?!? sei cieco per caso?!?..."
...il piccolo colibrì non le rispose ed iniziò a gorgheggiare un nuovo ritornello che parlava di fate di boschi incantati e di oceani mai esplorati...la piccola granchietta si mise seduta con le zampine sotto la pancia corazzata e rimase incantata ad ascoltare quel canto che la trasportava lontano nel vento.e non si accorse del piccolo granchietto timido e audace che le si era messo seduto vicino...cosi vicino che lei ad un certo punto ne avverti l'odore salmastro...
....girò appena lo sguardo la piccola granchietta...ma le bastò per accellerare i battiti del suo piccolo cuoricino...lo aveva riconosciuto in un attimo...era lui..era lui il suo granchietto di sempre..e con mossa ardita gli si avvicinò lasciando una piccola scia di profumo sulla sabbia rovente dal sole di ottobre....
...il colibrì si accorse della scena ma non cambiò la sua musica....ed invero è ancora li che canta...per me per te per il piccolo granchio per la piccola granchietta e per tutti quelli che ancora credono in una storia d'amore viva vera verace e mai vorace.

...njara


lunedì 5 luglio 2010

Emma e Tommaso..



Emma e Tommaso

racconto scritto pensato sognato da njara


...e il giorno aumentò la luce e la luce aumentò il giorno...la fiamma di una candela si spense al chiarore di una luna che non voleva andare a dormire...la donna accese il fuoco...l'uomo entrò nella stanza e sorrise....sua moglie era li come sempre e a lui bastava per essere felice al solo pensiero di vederla sorridere per lui...la donna si girò al profumo dell'uomo lo guardò e con il pensiero gli mandò un bacio in fronte..l'uomo lo prese avvicinandosi alla finestra mentre un ciocco di legna iniziò a mandare i suoi primi bagliori....e il giorno aumentò la luce e la luce aumentò il giorno....tommaso chiamò emma accanto a lui....un fiocco di neve leggiadro si posò sul davanzale...il geranio piegò il capo e mori dietro quel calore che non gradiva...l'uomo guardò la donna mettendole una mano sulla spalla...."siamo qui emma...siamo insieme ancora oggi dopo cinquantasei anni di matrimonio....ricordi....era come oggi...c'era la neve a farci allegria anche quel giorno...e c'era il profumo del gelsomino che indossavi tu"....."ricordo tommaso.....ricordo tutto come se fosse adesso...ricordo la tua emozione ricordo i miei silenzi e le grida fuori da quel seminterrato che gridavano orrore ai soldati tedeschi....ricordo ogni cosa tommaso....ricordo anche che oggi siamo qui insieme dopo cinquantasei anni di matrimonio....cinquantasei...chi l'avrebbe mai detto...cinquantasei e siamo ancora insieme....vorrei che i nostri figli siano felici e durevoli come noi...lo vorrei...ma chissà se sarà possibile per loro....noi avevamo le bombe come nemiche....loro hanno...si loro hanno loro stessi...che strana la vita tommaso...eppure abbiamo fatto vedere loro il bene che ci siamo voluti e che ci vogliamo ancora.....ma loro non lo hanno capito..e forse non ci hanno nemmeno creduto..." emma emise un sospiro mentre tommaso con una mano apriva la finestra e la stendeva fuori..un fiocco di neve gli si depositò sul palmo...lui lo strinse a pugno e lo ritirò....e mentre emma aveva i lucciconi agli occhi tommaso aprì la mano davanti a lei..."vedi emma...questo fiocco ora è acqua perchè il calore di una forza lo ha tramutato in ciò che in fondo lui è dalla nascita...acqua...non ti preoccupare per i nostri figli....non preoccuparti se hanno finto di non vederci...loro sanno che l'amore può esistere e che può durare per sempre e per un giorno in più....e se loro non lo vogliono accettare o capire...bhè noi non possiamo non amarci più solo per far contenti due occhi che non hanno voluto aprirsi al mondo e a noi..quindi sorridi emma...sorridi per me...per te...per noi...per la vita e per l'amore che come vedi oggi ci ha fatto l'ennesimo regalo...un fiocco di neve tutto per noi..e questa volta senza bombe...auguri emma....ti amo....auguri tommaso...ti amo anche io....oggi...domani.....sempre...e un giorno in più.....di sempre!!!

..njara


domenica 4 luglio 2010

E' guerra..



E' guerra..

racconto ideato pensato e sognato da njara


La matta voglia di urlare mi prende e mi si strozza in gola..non debbo farmi sentire..nessuno deve vedermi..ci sono i nemici intorno..è guerra..e guerra sia mi son detto tanto tempo fa..ma da quanto sono qui?? Un mese un anno una vita…non li conto più i giorni ormai..conto soltanto il fischio delle bombe che scendono dal cielo…i mortaretti imberbi che mi si frantumano fra le gambe..le mine che debbo cercare di non calpestare con i miei piedi stanchi..è guerra..e guerra sia mi sono detto tanto tempo fa.
…ho una moglie a casa..due figli..no quasi tre..anna sta per dare alla luce il terzo figlio..mi ha detto che è un maschio..lo chiamerò Filippo…o forse no..ma lo voglio vedere..voglio vedere il suo sguardo i suoi occhi che si aprono alla vita..voglio conoscere il suo sorriso…poi lo porterò alla partita e tiferemo insieme per la stessa squadra..mi piace avere un maschio…le mie due bimbe son cresciute…hanno cinque e sette anni…che carine che sono..hanno gli occhi di anna..sempre allegri sempre sorridenti…solo una lacrima spunta negli occhi di mia moglie..quando..si quando debbo ritornare in missione…allora mi giro..non la voglio vedere quella lacrima di dolore di separazione di dispiacere per una partenza che non sento più mia.
Ho quaranta anni…troppi per combattere..pochi per morire..ho terrore di morire..qualche anno fa non era cosi..ero spavaldo intrepido e audace..oggi ho paura di morire..di non poter più riabbracciare mia moglie le mie figlie e quel piccolo maschietto che ancora deve vedere la luce..
Lo chiamerò Filippo…mi piace il nome Filippo..mi ricorda un mio compagno di squadra..era attento quel ragazzo..attento e audace...non vigliacco come me che ho paura..non voglio più far la guerra…voglio tornare a casa..
.shhhh giù la testa capitano..
il capitano sono io…metto giù la testa d’istinto..quante volte ho messo giù la testa…giù la testa da piccolo..giù la testa da ragazzo…giù la testa da grande..poi mi sono arruolato e la testa l’ho chinata di nuovo per gloria per un pezzo di pane in più o forse solo per dimostrare a tutti che ero capace anche io di arrivare in cima…ma ora sono a terra..di cime ne vedo solo da lontano..e sono cime di montagne che non ho più voglia di valicare.
Quanti anni hai soldato??
Ventiquattro capitano.
Mi manca solo che si metta sull’attenti e che si faccia scoprire.
Comodo soldato comodo..come ti chiami??
Francesco.
Matteo è il mio nome.
Signorsi signor capitano.
Mi scappa da ridere poi da piangere poi la rabbia mi sale in corpo…siamo qui nascosti in una radura e lui mi dice signorsi signor capitano.
Siamo uguali io e te..smettila di chiamarmi signor capitano.
Non posso…la gerarchia..
Qui non esiste gerarchia…in mezzo alle bombe non deve e non può contare la gerarchia…mi chiamo matteo..ricordartelo…e mi chino per vedere se scorgo il nemico.
Non sento più niente..non vedo più niente...la pioggia inizia a scendere…mi volto…francesco non c’è più…forse non c’è nemmeno mai stato..forse mi sono inventato un compagno che faccia da scudo alla mia paura.
Ho voglia di alzarmi di mettermi a correre di volare via in alto in alto dove osano le aquile..ma io non sono un’aquila sono soltanto un soldato che ha un proiettile in corpo e che forse fra poco morirà..non voglio morire..voglio vivere…voglio vedere mia moglie le mie figlie e quel piccolo frugoletto che fra poco nascerà..
..non sento più le gambe..ho un forte dolore al petto…anna..anna dove sei?!
Sono qui signor capitano..matteo mi scusi..ora la porto in salvo..non vedo più nessuno...si appoggi a me..mi tenga stretto..siamo vicini..la guarnigione è a pochi passi..vedrà che andrà tutto bene..
È di nuovo qui..non me l’ero sognato e nemmeno immaginato..Francesco è qui e mi porterà in salvo..dio ti ringrazio..la luce..quanti bagliori ho davanti a me..sono stanco..non so se ho voglia di guarire..poi se guarisco debbo tornare a combattere..è guerra..ma io non voglio più fare la guerra..non più guerra sia..basta con la guerra..basta con le paludi..basta con tutto quanto..voglio tornare a casa e dipingere le pareti di un giallo paglierino…poi ci metterò fiori e piante..e costruirò sedie e mobili..mi piace tanto intagliare il legno..farne delle cose belle e preziose..perché sono qui..perché sono in guerra?? Non è la mia guerra..è la guerra dei potenti..che se la facciano da soli la loro guerra invece che starsene sdraiati al sole con il cellulare in mano pronti a dare ordini mazzette e comandi..odio la guerra…ma è guerra..non più per me però.
Capitano stanno arrivando..ora la portiamo al campo..vedrà capitano ce la farà..è forte lei..ed io l’ammiro tanto.
Sospiro..poi sorrido poi mi rabbuio..
Non ammirarmi soldato per una patria che non ci appartiene..non sono cosi coraggioso come pensi..sarò considerato un vigliacco perché voglio tornare a casa senza medaglie ne bandiere...amo mia moglie soldato e le mie due figlie..e fra poco nascerà Filippo e voglio insegnarli a intagliare il legno..forse non sarà il mestiere più glorioso del mondo..ma la gloria qui fa morire invece io voglio vivere.
…lei non è un vigliacco capitano..lei è…lei è…lei è matteo.
Grazie soldato..grazie Francesco..e grazie stelle grazie sole grazie cielo di farmi vedere di nuovo la mia famiglia..non tornerò più qui..ma sarete sempre con me..ovunque io andrò..ovunque io sarò..le stelle il cielo il sole non cambiano perché cambia il luogo..sono gli stessi in ogni direzione da cui li guardi..gli uomini no Francesco…gli uomini spesso purtroppo no.
Il cielo si volta..le stelle non ci sono..una leggera pioggia continua a cadere..sento le mani di due soldati che mi depongono sulla barella da campo..non sento più le gambe..forse però ce la faccio..forse torno a casa anche stavolta..ma domani..domani non sarò più qui a combattere una guerra non mia..domani…
È guerra capitano…combatti..
No signore..no signore!!!!


..njara


sabato 3 luglio 2010

Troppo spesso..



Troppo spesso..

pensieri confusi e disordinati di njara


...troppo spesso facciamo le cose perchè le abbiamo sempre fatte...troppo spesso diciamo le cose perchè le abbiamo sempre dette...troppo spesso mettiamo le chiavi sempre al solito posto perchè cosi va fatto..troppo spesso seguiamo regole precise che ci sono state tramandate dall'infanzia e dall'infanzia stessa dei nostri genitori...troppo spesso non pensiamo con la nostra testa perchè magari non sappiamo nemmeno di saper pensare o di possedere una testa...troppo spesso pensiamo al cuore come qualcosa che ci guida o che ci fa sbagliare strada solo perchè negli ultimi anni di questo cuore ne è stato fatto troppo vanto..troppo spesso piangiamo in silenzio al buio nascondendo il nostro dolore persino ai nostri occhi che in fondo di essere bagnati dalle nostre lacrime ne avrebbero proprio bisogno...troppo spesso non ridiamo con tutto il nostro corpo perchè ci è stato insegnato a ridere solo con la bocca....troppo spesso non illuminiamo i nostri sguardi coi sorrisi che sono nostri e solo nostri...troppo spesso pensiamo che il mondo potrebbe essere migliore seguendo una retorica che non ci appartiene....troppo spesso non giochiamo più come facevamo da bambini perchè ora siamo adulti in un mondo che dell'adulto ne ha fatto solo un'arma da porre contro tutti e chiunque...troppo spesso ci rifugiamo nei ruoli che la società vuole per noi....troppo spesso ci annoiamo solo se abbiamo un minuto libero da spendere per ciò che vogliamo fare..e sta proprio qui il bello della favola..che non sappiamo troppo spesso cosa vogliamo o non vogliamo fare..ci spaventa la libertà assoluta...come abbiamo un minimo di spazio lo dobbiamo subito occupare col fare qualcosa che a volte o troppo spesso pensiamo ci piaccia fare...troppo spesso sogniamo armi ed avventure...troppo spesso ci addormentiamo non perchè siamo stanchi ma solo per non pensare più a questo o a quest'altra cosa che ci assilla il quotidiano...troppo spesso facciamo cose che poi ci accorgiamo ci hanno fatto troppo male...troppo spesso speriamo in un "vissero felici e contenti" come quando da bambini qualcuno ci raccontava quel lieto fine avventuroso e pieno di cuore...troppo spesso...troppo spesso...troppo spesso...e allora perchè non eliminiamo quel "troppo spesso"...facciamolo mettendoci seduti davanti ad un immaginario fuoco ardente...che qualcuno prenda una chitarra su su da bravi...che qualcun altro intoni un motivetto...che qualcun altro ancora arrostisca due salsicce..e che qualcun altro...si levi in piedi...abbracci l'aria...e cominci a ballare una musica mai ascoltata...che il vento nostro amico soffi via i cattivi pensieri...che l'onda alle nostre spalle sollevi una conchiglia dorata da porre sui capelli di noi tutti...e che l'arcobaleno spunti all'orizzonte per creare un ponte...di felicità!!!!!!!!

..njara


venerdì 2 luglio 2010

Il sorriso di mio figlio..



..il sorriso di mio figlio..

racconto scritto pensato sognato da njara


Starsene seduti qui a riflettere è come se il tempo non trascorresse mai
Ho settant'anni. Settant'anni spesi male, a giudicare da come sono rimasto. Solo. Sono solo.
Mia moglie è morta da tempo ormai. Mio figlio... un figlio soltanto. Enrico...
Quanto tempo è trascorso. Vent'anni. Vent'anni che non lo vedo. Vent'anni che non sento la sua voce. Non è morto. Se n'è soltanto andato. Mi ha lasciato.
Un figlio può lasciare suo padre? Non siamo divorziati. Che stupido! Non esiste il divorzio fra un padre e un figlio. Esiste l'abbandono.
Di solito si legge che un padre abbandona suo figlio. A me è successo il contrario. Mio figlio vent'anni fa, non ha voluto più saperne di me...
come è potuto accadere? Io... gli ho voluto subito bene a quel faccino raggrinzito. Un bene inestimabile. Forse non gliel'ho mai detto. Ma a che servono le parole? Neanche mio padre mi ha mai detto che mi voleva bene... ma io non l'ho abbandonato. Io sono rimasto con lui. Fino alla fine. Fin quando stringendomi la mano, con un sussulto se n'è andato.
Ma io c'ero quel giorno...
Pallido. Consumato. Ma quanto mai forte. Non avevo mai visto mio padre cosi forte come il giorno che è morto.
Non parlò quel giorno mio padre. Ma tanto non faceva differenza, mio padre non parlava mai molto.
I suoi silenzi riempivano l'aria di tutti i giorni. I suoi sguardi. I suoi rari sorrisi...
mi piaceva veder sorridere mio padre. Era come veder sorgere il sole per me. Sentivo il calore quando la sua bocca si atteggiava al sorriso. Peccato fossero cosi rari. Peccato piovesse cosi spesso in casa mia...
la mamma... povera mamma. Deve aver sofferto tanto, accanto ad un uomo cosi.
Non era cattivo mio padre, solo cosi silenzioso... chissà se le ha mai detto ti amo.
Io a Laura lo dicevo spesso. Tante volte le sussurravo "ti amo"... lei no. Lei non me lo diceva mai... o quasi...
ah! Laura! Mi manchi sai... mi manca la tua voce. Mi mancano i tuoi sguardi. Mi mancano i tuoi silenzi.
Somigliava a mio padre Laura. Non nel fisico. Ma nel modo che aveva di starmi accanto.
Ricordo la prima volta che la vidi. Era gennaio. Un freddo gennaio di provincia.
La nebbia copriva le cose, mentre camminavo spedito verso casa.
Ero tornato dal militare da poco...
che brutta cosa la guerra... che brutta cosa... le bombe! Dio come fischiavano quando scendevano dal cielo.
Sembravano spilli quando erano lassù... ma poi.... uno spillo non ammazza tanta gente. Le bombe si...
avevo conosciuto un bambino. Un piccolo bambino di tre anni. Si chiamava Enrico.
Non riesco a dimenticarlo. Non ci sono mai riuscito in tutti questi anni. Eh si che ne sono trascorsi da quella volta...
aveva perso la mamma Enrico. Il papà era in guerra. Abitava con la nonna. L'avevo conosciuto mentre faceva la fila per prendere il pane...
un sorriso gli girava il volto, tanto era bello... a me sono sempre piaciuti i sorrisi. Scaldano il cuore i sorrisi... Enrico ce l'aveva caldo. Rassicurante. Aveva solo tre anni...
ricordo che non parlammo molto. Mi disse il suo nome e mi strinse la mano. Come un grande... come un uomo.
E poi in silenzio si mise in fila con la nonna...
indossava una giacchetta tre volte la sua misura. Pantaloncini corti e rossi... sembrava un clown. Non aveva il naso rosso però... solo un bel sorriso caldo.
Lo incontrai tre volte. E tutte e tre le volte, mi venne vicino, mi strinse la mano, mentre con un sorriso mi ripeteva il suo nome.
Poi quel giorno... la sirena fischiò in un momento. La folla assiepata davanti al negozio, iniziò a disperdersi... io non vidi più nulla se non le mie gambe che correvano. Mi infilai in un portone e senti il rumore. Amaro. Assordante. Orribile.
Mi chiusi le orecchie con le mani. Le narici fremevano alla puzza di gas che si spandeva nell'aria.
Le gambe, i piedi volevano soltanto dormire. Avrei voluto morire, pur di non uscire da quel portone...
avvertivo un senso di disagio allo stomaco. Come se mi attendessi chissà cosa... non era la prima volta che vedevo una bomba cadere. Che ne sentivo lo scoppio. L'odore di gas...
finalmente usci dentro il silenzio e le grida dei passanti...
mi avviai non so perchè al negozio del pane... la fila non c'era più. Tirai un sospiro di sollievo. Enrico non era li. Nemmeno sua nonna.
Le gambe ripreso il loro ritmo. Il respiro anche.
Noooooooooooo! Questo senti mentre mi giravo. Un no urlato, gridato, scorretto e scurrile...
non ce la feci a voltarmi. Presi a correre, a correre come non avevo mai fatto nella mia vita. Più correvo, più quel no mi premeva nella testa.
Enrico è morto gridava quel no. Enrico è morto...
non so perchè, ma lo sapevo. Sapevo che era cosi, dal momento stesso che il disagio dentro il portone mi aveva colto. Dal momento in cui... mi fermai all'improvviso. Cosi repentinamente come mi ero messo a correre.
Mi girai e camminai, finchè non giunsi davanti a quel no...
Era li. Fermo. Immobile. Una gambina sotto l'altra. I pantaloncini rossi sdruciti. Il cappello... no. Enrico non aveva cappello.... solo quella scarpa avvoltolata su se stessa in mezzo al marciapiede.
Mi chinai. Lo raccolsi fra le braccia. Sul suo viso l'ombra del sorriso c'era ancora.
Io la vidi. La presi. La portai con me, mentre deponevo il corpo fra le braccia di sua nonna...
povera donna. La figlia morta... il genero in guerra. Forse aveva anche qualche figlio a combattere chissà dove... ed ora Enrico...
fu li che decisi, che se avessi avuto un bambino, l'avrei chiamato come lui. Come quel piccolo sorriso che tenevo in tasca.
Ed ora eccomi qui. A settant'anni a chiedermi perchè mio figlio mi abbia lasciato.
Non è morto Enrico. Mi ha solo lasciato...
"Papà... papà"
"Chi sei?" due occhi bruni, mi guardano da sotto un cappello.
"Sono Lara, papà... la moglie di Enrico.
Enrico non ha moglie. Non si è mai sposato il mio Enrico. Che sta dicendo questa qui?
Meglio rimettersi a pensare. A che serve ascoltare chi non conosco...
"Papà... niente. Tutte le volte la stessa storia... non mi riconosce. Rifiuta la realtà. Enrico è morto, e lui non vuole accettarlo. Dice che se n'è andato vent'anni fa senza una spiegazione... e sono solo trascorsi due anni.
Da due anni lui è cosi... Suor Lucia, ho dovuto farlo, mi capisce. Non ce la facevo più. Tutti i giorni mi ripeteva la stessa storia... mi raccontava di un bambino di nome Enrico, morto sotto i bombardamenti... e poi diceva che aveva messo lo stesso nome a suo figlio, in ricordo di quel sorriso che lui teneva in tasca... povero papà..."
"Anche a noi l'ha raccontato. Ogni volta che qualcuno gli chiede come sta, lui attacca con questa storia. Povero signor Giorgio... a volte succede sa... a volte succede..."
Ma queste sono matte. Tutte e due. Ma che stanno blaterando. Povero Signor Giorgio...
Mica sono scemo. Mica sono malato... e se racconto quella storia, è perchè è accaduta. Perchè quel piccolo bambino non c'è più... che male c'è a parlarne...
Eh già. I vecchi ripetono sempre le stesse cose. I vecchi...
E quella donna che viene qui? Non mi dice sempre che è la moglie di Enrico? Ma lei non è vecchia... e nessuno le dice: "povera signora"
E poi Enrico non si è mai sposato. Enrico se n'è andato... mi ha lasciato, perchè sono stato un cattivo padre... non gli ho mai detto che gli volevo bene. Non gliel'ho mai detto... lo stringevo forte a me, ma non riuscivo a dirglielo.
Enrico non è morto.
Il bambino Enrico si. Mio figlio no. Mio figlio un giorno verrà qui. Lo so. Ne sono sicuro. Verrà qui, mi darà una scrollata ai capelli, come faceva sempre. Mi regalerà un sorriso. E mi dirà: "Vieni papà, andiamo a casa."
Io lo aspetto qui. Non mi muovo... non mi importa se questa qui... ma a che serve mentirsi ancora?
Io lo so che è mia nuora... io lo so. Ma non glielo dico. Lei... Enrico non è mai stato felice con lei... io lo sapevo. Lui me l'aveva detto tante volte. Povero Enrico... povero bambino mio.
Avevi soltanto cinquant'anni. Io dovevo morire. Non tu. Non riesco a perdonarmi di non essere morto io...non riesco a perdonarmi...
"Papà... papà... io vado a casa. Vengo domani, o dopodomani. Va bene?"
Non la guardo. Non la voglio guardare. Viene qui per pietà. Per compassione. Per farsi commiserare da queste suore. Che vuole da me? Che viene a fare?
A ricordami che Enrico è morto?
Io lo so che è morto. L'ho anche visto...
sono corso dopo quella telefonata dei carabinieri.
Corso, non è la parola giusta. Mi sono scapicollato in strada.
Mi sembrava di riudire il fischio delle bombe. Erano solo le sirene della polizia...
Avvertivo il senso di disagio nello stomaco. Lo stesso di quel giorno... e più forte arrivava, più io correvo.
Poi sono arrivato e l'ho visto. Un lenzuolo copriva un corpo... sapevo che era Enrico. Lo sapevo.
Avevo riconosciuto la scarpa in mezzo al marciapiede.
Ironia della sorte... anche se questa era più grande... più lucida... senza buchi sotto... somigliava all'altra. A quella piccola scarpina di tanti anni prima... ma questa era la scarpa di mio figlio.
Ricordo che l'ho raccolta. Poi mi sono avvicinato. Un carabiniere mi ha chiesto chi fossi. Alla mia risposta mi ha stretto il braccio... poi è sopraggiunta mia nuora. Gridava povera donna. Gridava come la... no! Non era lo stesso grido. Questo era più acuto. Più stridulo. E non c'era dolore nel suo grido. Solo stupore.
Ora lo so. In quel momento non ci feci caso. Ma ora lo so...
Comunque mi sono avvicinato al corpo. Ho tirato giù il lenzuolo. Ho visto un maglione azzurro. Una cravatta allentata e messa di sghimbescio. I capelli neri pieni di fili bianchi erano spettinati... glielo dicevo sempre a Enrico che aveva troppi capelli per quella testa...
poi sono sceso con lo sguardo... e ho visto il suo sorriso. Di nuovo, come quella volta, l'ho raccolto, e l'ho messo in tasca. Ho asciugato una lacrima su quel volto che amavo. Ho pianto in un attimo, una vita insieme a lui.
Poi me ne sono andato... ho camminato tanto quel giorno, la mano stretta nella tasca dei pantaloni a conservare qualcosa che era solo per me.
Il sorriso di mio figlio.
Glielo darò ad Enrico. Glielo darò quando verrà a trovarmi. Io lo so che verrà. Io lo so... e quel giorno gli dirò che gli voglio bene. Che gliene ho sempre voluto. E che mi dispiace non averglielo mai detto.
Ma io lo so che capirà. So che capirà questo vecchio brontolone, incapace di parlare... lo capirà perchè mio figlio è intelligente. Lui ragiona con il cuore. Mica come me che uso solo i piedi per correre...
Quando Enrico verrà, gli mostrerò il suo sorriso. Gli dirò che l'ho conservato per lui. Gli dirò che l'ho sempre tenuto con me... e che mi ha aiutato tanto a scaldarmi quando la pioggia cadeva fitta, e il vento soffiava impetuoso... glielo dirò a mio figlio... quando verrà.

..njara


giovedì 1 luglio 2010

elena e l'amore..



elena e l'amore..

breve racconto scritto pensato sognato da njara


...certamente non sapeva amare..ma poi elena si riscosse e pensò che amare sapeva amare..solo che seguendo un filo logico che la gente voleva lei aveva pensato per tutta la sua vita di non saper volere bene a nessuno..
ma il filo logico non esisteva..esisteva solo lei con la sua capacità d'amare tutta personale..e questo era ciò che non andava bene agli altri..gli stessi altri che l'avevano abbandonata facendole credere di essere una persona superficiale..una persona inadeguata..una persona sbagliata.
elena si alzò allora dalla poltrona..accese il fuoco nel camino e bruciò bruciò bruciò migliaia di pensieri che non le appartenevano ma che l'avevano accompagnata per quasi tutti gli anni della sua vita..poi guardando il fuoco scoppiettare pensò al suo ex marito..pensò ai suoi figli..ai suoi nipoti..pensò a tutto quanto..
e mentre pensava sorridendo dentro una lacrima che scese a bagnarle il cuore..lei si girò..con la lacrima ancora in tasca e sul viso..e scorse edoardo guardarla con tenero amore..un amore mai provato quello di elena per lui..un amore mai provato quello di edoardo per lei..
due teste si chinarono l'una accanto all'altra..due mani si intrecciarono dentro uno sguardo d'amore per la vita per loro stessi..e per quell'amore che aveva creduto in loro.

..njara